Porta delle Grazie è la Porta della città a Nord-Est, chiamata Aureola o delle Grazie, che, rispetto alle altre, mantiene una traccia più chiara dell’antica nobiltà. Appartiene alla cerchia muraria del XVI secolo. Due colonne incassate sostengono l’arco a bugne grosse; l’architrave, il fregio e il timpano ne evidenziano l’ispirazione classica. La porta fu commissionata nel 1561 da un Podestà veneto ad un architetto bassanese, F.Zamberlan, collega di Andrea Palladio. I recenti restauri hanno rimesso in evidenza il passato splendore. La zona circostante la Porta, prende il nome di Belvedere, per il magnifico panorama che si apre sulla Valle del Brenta, raccolta tra il Massiccio del Grappa, a destra, e l’Altopiano di Asiago, a sinistra.
Al posto dell’attuale Caffè Italia un tempo c’era una loggia affrescata da Gerolamo Dal Ponte, figlio del più celebre Jacopo.
La Porta Dieda si trova presso quello che fu il Castello Inferiore detto dei Berri, edificato nel 1315 dai padovani per proteggere i nuovi borghi sorti fuori le mura. Nel 1389 fu inglobato nella cinta muraria eretta da Gian Galeazzo Visconti, ma il Castello cadde in rovina e fu presto sostituito da abitazioni civili. Del complesso resta Porta Dieda, aperta nel 1541 dal Podestà Domenico Diedo, al fine di poter direttamente comunicare con le nuove realtà abitative andate nel tempo sempre più infoltendosi.
Un tempo la facciata a sud era ornata da affreschi realizzati nel 1541 da Jacopo Da Ponte e di cui oggi rimangono solo poche tracce. Sulla facciata esterna resta traccia di un affresco di Jacopo Bassano, Marco Curzio Rufo sul cavallo impennato in atto di gettarsi armato nella voragine, paradigmatico esempio di coraggio; nella parte superiore un poderoso leone alato con il libro, manifesto di fedeltà politica alla dominante Venezia.